[…] Quel che caratterizza allora l’esperienza di un «infinito» (lasciando la parola tra virgolette, come ciò che non cessa di sfuggirci nel momento in
tastare, afferrare, nulla batte più veloce quando la sera abbandoniamo la vista a sillabe brevi, ridette. chi intende. dove si collega il cavo? da
Nacque a Venezia e amo pensare che i riflessi sempre cangianti nell’acqua dei canali – che trasfigurano e mutano le linee delle finestre delle
Parole a un pubblico immaginario Ho scritto la mia prima poesia a vent’anni in una stanza diroccata. Di là dalla finestra c’era il mare,
«Dico, un/ amico che è lontano. Uno che/ poeta lo è stato per davvero –/ uno che anche adesso lo è,/ e lo resta
Soffi nell’incompiuto vento calmo e Mandel’štam frantumi novecento tra clandestini come se fosse amore. * Sintomi del bene sul suo male Stavrogin nichilista lo è davvero dopo Mandel’štam Osip ma che reato
Nel 1969 il critico Gaëtan Picon, che collabora con l’editore Albert Skira per quanto riguarda i libri della collana «Les sentiers de la création»,
Ci sono giorni dove non c’è consolazione dove il sale e l’acuto si assomigliano. Quando non si hanno più parole per dire il “niente” impiantato dentro
vi sono fiori non generati dalla terra sono d’oro impreparati senza foglie senza pensieri * noi siamo qui da lungo tempo davanti a una lingua che ride unghie
E chi mi impenna, e chi mi scald’il core? Chi non mi fa temer fortuna o morte? Chi le catene ruppe e quelle