Cardellino mio, reclinerò la testa… OSIP MANDEL’ŠTAM Estate finita, ero lì a Sartasý,
A Parigi l’acqua scorre dai tombini lungo i marciapiedi dietro Gare du Nord attraversiamo le strade facendo ponte dei nostri corpi. Da quando siamo arrivate non ci
Alcuni proveranno a calunniarti, altri ad ingiuriarti. Ma chi cerca di bruciare il cielo con una torcia può solo stancarsi inutilmente. *
[…] Quel che caratterizza allora l’esperienza di un «infinito» (lasciando la parola tra virgolette, come ciò che non cessa di sfuggirci nel momento in
tastare, afferrare, nulla batte più veloce quando la sera abbandoniamo la vista a sillabe brevi, ridette. chi intende. dove si collega il cavo? da
Nacque a Venezia e amo pensare che i riflessi sempre cangianti nell’acqua dei canali – che trasfigurano e mutano le linee delle finestre delle
Parole a un pubblico immaginario Ho scritto la mia prima poesia a vent’anni in una stanza diroccata. Di là dalla finestra c’era il mare,
«Dico, un/ amico che è lontano. Uno che/ poeta lo è stato per davvero –/ uno che anche adesso lo è,/ e lo resta
Soffi nell’incompiuto vento calmo e Mandel’štam frantumi novecento tra clandestini come se fosse amore. * Sintomi del bene sul suo male Stavrogin nichilista lo è davvero dopo Mandel’štam Osip ma che reato
Nel 1969 il critico Gaëtan Picon, che collabora con l’editore Albert Skira per quanto riguarda i libri della collana «Les sentiers de la création»,