Elfriede Jelinek, Fine. Poesie 1966-1968, FinisTerrae 2026
pomeriggio d’estate
sono così diversa
gigantesca
mi capiscono gli asciugamani
e si giocano a dadi le mie labbra…
i tappeti spingono via
i fiori…
accendono risatine intense
ecco due…
due ragazzi fanno cose proibite
sotto un profumo gonfio di nero…
le mie braccia si dilatano
quando io sotto l’orizzonte
mi pavoneggio in ascensore…
il mio ombelico è così pieno
il sole
se ne sta lì e strepita
finché la pioggia non esplode
e rimbalza…
in abito verde
non riesco
a tendermi la mano
in mezzo c’è…
tra le gambe bianche
fiorisce una torre
carrozzine da niente
ruzzolano davanti
a noi…
capeggiano capinere
cos’altro potrebbero fare…
dove sarebbe la mia camicia
piena
di estranei palpeggiamenti…
la testa appuntita
svuota
il suo cappello
su un treno…
e atrocemente si vergogna una bambinaia.
*
canto-danza
danziamo
secondo il fuso
della fata automatica
danziamo
entrambi
dalla luna
noi
due fili
dal fuso
danziamo
uno rosso
uno bianco
noi
due fili
attaccati alla luna
ci raffreddiamo a morte
e muti negri
cuociamo il pane
e fiscalisti
in difficoltà
danziamo
uno rosso
uno bianco
ci invecchiamo
non sappiamo la
parola
non sappiamo più le
parole
non sappiamo più nessuna parola
danziamo
per potare i piccioni
per assetare gli avvoltoi
un peso
nero
sorride
danziamo
disseminiamo di fusi la luna
entrambi
ah che bello
che nessuno sappia
chi di noi è rosso
chi di noi è bianco
Questa raccolta di poesie, pubblicata nel 1980 da una galleria d’arte in Baviera, raccoglie le liriche scritte da Elfriede Jelinek tra il 1966 e il 1968. Molti sono i riferimenti più o meno espliciti al mondo dell’arte, a partire dalle poesie dedicate a Paul Klee, Odilon Redon o al bacio di Klimt, molti sono anche i dialoghi con i poeti, Rimbaud e Verlaine in particolare. Ma la cifra della scrittura è sua, peculiare, non tanto perché aderisce in modo radicale all’avanguardismo grammaticale dell’epoca (uso delle sole minuscole – cosa che moltiplica in tedesco le possibilità di ambiguità e giochi linguistici – e di una punteggiatura provocatoriamente anomala), ma perché si iscrive, a tutti gli effetti, in quell’espressionismo di matrice surrealista, ironico e straziante, che è la cifra di tutta la sua prosa e del suo teatro.
E. Jelinek, Fine. Poesie 1966-1968, FinisTerrae 2026. A cura di Anna Ruchat e Flavio Santi.
Titolo originale: ende, 1980.
Elfriede Jelinek (20 ottobre 1946), scrittrice, drammaturga e traduttrice austriaca, diplomata in organo al conservatorio di Vienna. Nel 2004 le è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura. In Italia è nota soprattutto per il romanzo La pianista (Einaudi). La Ubulibri ha pubblicato nel 2005 due sue pièce teatrali.