Libri

Franco Cassano, L’umiltà del male, Laterza 2012

 

[…] L’Ipotesi da cui muove il nostro ragionamento è che questo vantaggio del male dipenda in primo luogo dalla sua «umiltà», da un’antica confidenza con la fragilità dell’uomo, che gli permette di usarla ai propri fini. Del resto chi lavora sulle tentazioni non può non conoscere le nostre debolezze. Il bene, invece, è così preso dall’ansia di raggiungere le sue vette che spesso finisce per voltare le spalle all’imperfezione dell’uomo, lasciandola tutta nelle mani delle strategie del male. Chi ha gli occhi fissi solo sul bene, spesso ha deciso di non guardare altrove: l’urgenza di giudicare, di misurare l’essere sul metro del dover essere, lo porta a guardare con impazienza chi rimane indietro, e tale mancanza di curiosità lo porta alla sconfitta. Il male approfitta della distrazione o della boria del bene per mettere le tende e costruire alleanze.
È per questa ragione che, accanto a Primo Levi e al capitolo del suo I sommersi e i salvati dedicato alla «zona grigia», è così presente in questo libro la figura del Grande Inquisitore, descritta da Ivan in un capitolo famoso dei Fratelli Karamazov. Nella cupa bramosia di potere dell’Inquisitore c’è, infatti, del metodo, proprio come nella follia di Amleto. Egli rimprovera a Cristo di avere avuto un’immagine troppo alta e nobile dell’uomo, tale da poter essere vissuta e messa in pratica solo da «dodicimila santi per ogni generazione». L’Inquisitore trionfa nel mondo perché, dopo essere partito per i deserti della perfezione spirituale, ha deciso di lasciare i santi al loro destino e si è girato verso tutti gli altri, verso quelli che non sono all’altezza dei migliori e non possiedono le loro stesse virtù. Se i santi, nella loro scalata verso il bene, si accontentano di essere minoranza, il male ha scelto la maggioranza degli uomini, e lavora su di essa, interrompendo tutte le vie di collegamento con i migliori.
Ovviamente questa attenzione per i più deboli non nasce da un sentimento di fraternità e condivisione, ma dal desiderio di usarli per i propri disegni, di riprodurne la soggezione, di mantenerli per sempre fanciulli e dipendenti da sé. […] La capacità di coltivare ed esaltare la debolezza dell’uomo, di riprodurne la fanciullezza ha assunto da tempo forme nuove. Al posto della soggezione si afferma l’atteggiamento apparentemente opposto, l’esibizione invereconda del sé, la rivendicazione della propria rozzezza come una qualità, il mediocre ed effimero divismo dei reality, la cessione del compito dell’educazione agli eroi della società dello spettacolo. E l’eroe del nostro tempo è quello che, dismesso come arcaico e repressivo ogni scomodo confronto con i principi, scambia la democrazia con l’esibizione della propria volgarità. […]

Dal Prologo

Nella partita contro il bene, il male parte sempre in vantaggio grazie all’antica confidenza con la fragilità dell’uomo. Chi vuole annullare quel vantaggio deve riconoscersi in quella debolezza, invece di presidiare cattedre morali sempre più inascoltate.

Dalla quarta di copertina

F. Cassano, L’umiltà del male, Laterza 2012.

Franco Cassano (1943-2021) ha insegnato Sociologia dei processi culturali all’Università di Bari. Per Laterza è autore di Il pensiero meridiano (1996); Paeninsula. L’italia da ritrovare (1998); Oltre il nulla. Studio su Giacomo Leopardi (2003); ; L’umiltà del male (2011); Senza il vento della storia. La sinistra nell’era del cambiamento (2014). Tra le altre sue pubblicazioni, con il Mulino: Approssimazione (1989); Partita doppia (1993); Modernizzare stanca. Perdere tempo, guadagnare tempo (2001); Tre modi di vedere il Sud (2009).

 

One thought on “Franco Cassano, L’umiltà del male, Laterza 2012

  1. Grazie per aver proposto un libro che ci ricorda come il nome di Franco Cassano non debba essere legato soltanto al “pensiero meridiano”, ma che la sua riflessione sempre attenta alla condizione umana è stata anche di natura filosofica e appassionatamente rivolta alle angosce del vivere e, anche, alle ragioni e alle speranze connesse a quello stesso vivere.

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