Trasfusioni

Per un compleanno, a cura di Antonio Devicienti

  

[…]

Io e la lingua tedesca
questa nuvola attorno a me
la tengo come mia casa
la conduco attraverso tutte le lingue

[…]

Ich mit der deutschen Sprache
dieser Wolke um mich
die ich halte als Haus
treibe durch alle Sprachen

[…]

  

Ingeborg Bachmann (Klagenfurt, 25 giugno 1926- Roma, 17 ottobre 1973), da Exil / Esilio (prima pubblicazione su “Botteghe Oscure”, Quaderno XIX, primavera 1957).

 


Il compleanno di un poeta è, anche, il compleanno della sua lingua d’elezione; ogni volta che una poesia nuova nasce rinasce con lei la lingua in cui è scritta; la lingua tedesca, offesa e violata dal Nazismo (sono molti gli ex internati che dicono di non sopportarne neanche il suono, memoria dell’orrore e del terrore) cerca nei propri poeti il riscatto –  Ingeborg Bachmann abita una lingua di nuvola sorella di tutte le lingue incontrate nel suo andare lungo i sentieri del mondo e nella lingua tedesca si riverberano sogni e amori, luoghi e forme e, anche, il crepitio dei roghi, il ritmo degli stivali chiodati, il latrato dei cani da guardia.
E questa casa nomade, questa casa-lingua che deve sempre esiliarsi per avere senso, per trovare le proprie ragioni mai affermate una volta per tutte, mentre dice sé stessa in poesia sa che non è mai esistita un’età dell’oro, che sempre la storia ha maciullato e macellato, per cui intessendo testi nuovi conserva memoria degli stermini e, rinascendo ogni volta ancora, celebra un nuovo compleanno che come ogni nascita riaccende, malgrado tutto, speranza e fede nell’umanità: malgrado tutto.

 

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