Ivano Ferrari, Transitori e risorti, Crocetti 2026
Soffi
nell’incompiuto vento
calmo
e Mandel’štam
frantumi
novecento tra clandestini
come se fosse amore.
*
Sintomi del bene sul suo male Stavrogin
nichilista lo è davvero dopo Mandel’štam
Osip ma che reato è
“su chi, di loro, abbia i tratti più orrendi”.
*
Céline dietro la cancellata di villa Maïtou
Celan l’armonia del cuore aghiforme
Cézanne sberle fini di impasto
ci sono in questa stanza angoli che implicano l’istante
nel tisico splendore del litigio.
*
Nei desideri della rivoluzione
c’era la morte del nemico
e la sua resurrezione in noi
Cambronne
ci sono morti delle stesse ossa
a Les Invalides
stiamo per capire credo per vizio
la convenzione topografica dell’ego
che odia le città reumatiche
del bel topazio mondo.
*
Noi ci ricarichiamo di gioia
quando salubri epidemie
sconvolgono le lagune
e negli arcipelaghi dominano le rivolte
quando i fiori si staccano come brandelli di carne
e fili di ferro strangolano il collo del cigno
la morte
ha finalmente vuotato le tasche!
“Che strano poeta è Ivano Ferrari! Un poeta che non sembra neanche un poeta tanto è poeta, un poeta che viene da chissà dove, un poeta a cui l’Italia di questi anni non è abituata, un poeta lapidario, un poeta teppista, un poeta pieno di sarcasmo e pietà, un poeta antilirico e lirico, un poeta triviale e dantesco… Ivano Ferrari è il poeta misconosciuto e centrale di questi anni bui, di questi anni sordi, di questi anni ciechi, di questi anni vili, di questi anni infami, è il poeta dell’ora della nostra specie, del nostro mattatoio di specie.”
Sono alcune righe che avevo scritto poco dopo la sua morte, a cui aggiungo qui altre righe scritte via via nelle quarte di copertina e nelle bandelle dei suoi pochi libri pubblicati in vita, per dare – a chi ancora non lo conoscesse – un’immagine iniziale e ulteriore di questo poeta irregolare e unico, prima di entrare nel vivo di questo libro e di raccontarne la genesi.
Dalla Prefazione
I. Ferrari, Transitori e risorti, Crocetti 2026. A cura di Antonio Moresco.
Ivano Ferrari è nato a Mantova nel 1948. Ha esordito nel 1986 con A forma d’errore e ha partecipato all’antologia Nuovi poeti italiani 4 (Einaudi 1995). Per Einaudi ha pubblicato anche le raccolte La franca sostanza del degrado (1999), Macello (2004) e La morte moglie (2013), quest’ultima insignita del premio Giovanni Pascoli nel 2014. Nel 2008 per Effigie è uscita Rosso epistassi. Ha lavorato per anni al macello comunale di Mantova e in seguito al Palazzo Te come custode. È morto nel 2022.