Fascinazioni

Jean Genet

 

L’abito dei forzati è a righe bianche e rosa. Se l’universo in cui mi compiaccio per comando del cuore lo scelsi, ho almeno il potere di scoprirvi gli svariati sensi che voglio: uno stretto rapporto esiste dunque tra i fiori e gli ergastolani. La fragilità, la delicatezza dei primi sono della medesima natura della brutale insensibilità dei secondi. Che io debba rappresentare un forzato – o un criminale – lo coprirò di tanti fiori che, scomparendovi sotto, ne diventerà egli stesso un altro, gigantesco, nuovo. Verso ciò che chiamano il male, per amore ho perseguito un’avventura che mi condusse in carcere. Se non sempre sono belli, gli uomini votati al male possiedono le virtù virili. Di loro volontà, o per una scelta accidentale indipendentemente da loro, si inabissano lucidi e senza lamentarsi in un elemento di riprovazione e di ignominia, simile a quello in cui l’amore, quando è profondo, precipita gli esseri. I giochi erotici rivelano un mondo innominabile che racconta il linguaggio notturno degli amanti. Un simile linguaggio non si scrive. Lo si sussurra di notte in un orecchio, con voce arrochita. All’alba, lo si dimentica. Negando le virtù del vostro mondo, i criminali disperatamente accettano di organizzare un universo proibito. Accettano di viverci. L’aria vi è nauseabonda: riescono a respirarla. Ma – lontani da voi – come i criminali nell’amore si isolano e mi isolano dalla società e dalle sue leggi. Il loro mondo sa di sudore, di sperma e di sangue. Insomma, offre al mio animo assetato e al mio corpo la dedizione. Proprio perché possiede queste condizioni di erotismo, mi accanii nel male. […]

 


J. Genet, Diario del ladro, il Saggiatore 2017. Prefazione di Walter Siti. Traduzione di Giorgio Caproni.

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