Hans Blumenberg, Naufragio con spettatore, il Mulino 1985
[…] La piega che Nietzsche ha dato alla metaforica nautica e che, talvolta, si sarebbe volentieri definita “esistenziale”, venne inventata da Pascal con la formula: «vous êtez embarquè». Essa si trova nella pensée che sviluppa l’argomento della scommessa. Chi ancora esita a puntare tutta la sua posta finita sulla vincita infinita, quella formula lo deve convincere che il gioco è già iniziato, che la puntata è già stata fatta, e che resta solo da cogliere l’intera infinità della chance. Nella prospettiva di Pascal non c’è l’astensione dello scettico espressa da Montaigne con l’immagine dell’indugiare nel porto. La metaforica dell’imbarco include il suggerimento che vivere voglia dire essere già in mare aperto, dove, oltre a salvezza o rovina, non ci sarebbero altre soluzioni, altre riserve. Pascal – che in questo era per Nietzsche l’«unico cristiano logico» – ha bandito l’idea della mera autoconservazione che non vuole l’intensificazione assoluta, la vincita infinita. Solo così questa «istruttiva vittima del cristianesimo» poteva anticipare Nietzsche, che da Pascal ripete quasi letteralmente questo pensiero: «Abbiamo lasciato la terra e ci siamo imbarcati sulla nave! Abbiamo tagliato i ponti alle nostre spalle – e non è tutto: abbiamo tagliato la terra dietro di noi. Ebbene, navicella! Guardati innanzi!… e non esiste più “terra” alcuna!». Questo passo della Gaia scienza è intitolato, quasi dovesse ricordare Pascal, «Nell’orizzonte dell’infinito». […]
Dal cap. 2
Il secondo libro del «De rerum natura» di Lucrezio si apre con un’immagine potente: uno spettatore contempla dalla riva un naufragio in lontananza e medita sul contrasto tra la propria condizione di sicurezza e la rovina altrui.
Blumenberg vede nel «naufragio con spettatore» una delle metafore centrali della civiltà occidentale e in una elegante analisi filosofico-letteraria ne traccia la storia e le trasformazioni. E racconta come essa sintetizzi l’atteggiamento stesso dell’uomo di fronte al mondo e alla vita, fluttuante tra il bisogno di proteggersi e il gusto del pericolo, l’estraneità e il coinvolgimento, la contemplazione e l’azione, il ritiro e l’intraprendenza. Se nelle civiltà tradizionaliste prevaleva una scarsa propensione al rischio, in epoca moderna assistiamo a un rovesciamento del paradigma: il mare in tempesta e il naufragio non dono più rappresentati dal cosmo ma dalla storia. E noi, oggi, di fronte all’implosione postmoderna di natura e storia, con chi ci identifichiamo? con lo spettatore? con il naufragio? con entrambi?
Dalla quarta di copertina
H. Blumenberg, Naufragio con spettatore. Paradigma di una metafora dell’esistenza, il Mulino 1985. Traduzione di Francesca Rigotti. Introduzione di Remo Bodei.
Titolo originale: Schiffbruch mit Zuschauer. Paradigma einer Daseinsmetapher, ©Suhrkamp Verlag, 1979.
Hans Blumenberg (1920-1996) ha insegnato nell’Università di Münster. La maggior parte delle sue opere è pubblicata in Italia dal Mulino: da «La leggibilità del mondo» (1984) a «Tempo della vita e tempo del mondo» (1986). Ricordiamo inoltre «Le realtà in cui viviamo» (Feltrinelli, 1987) e «La legittimità dell’età moderna» (Marietti, 1992).