Fascinazioni

Octavio Paz

  

[…] La società si finge una totalità che vive da sé e per sé. Ma anche se la società viene concepita come unità indivisibile, al suo interno è scissa da un dualismo che forse ha origine nel momento in cui l’uomo si stacca dal mondo animale e, servendosi delle proprie mani, inventa se stesso e inventa coscienza e morale. La società è un organismo che soffre dello strano bisogno di giustificare i propri fini e i propri appetiti. A volte i fini della società, mascherati dai precetti della morale dominante, coincidono con i desideri e i bisogni degli uomini che la compongono. Altre volte, invece, contraddicono le aspirazioni di frammenti o di classi importanti. E non è raro che neghino gli istinti più profondi dell’uomo. Quando questo accade, la società vive un’epoca di crisi: scoppia o ristagna. Le sue componenti smettono di essere uomini e si trasformano in semplici strumenti snaturati.
Nel nostro tempo, il dualismo inerente a ogni società, e che ogni società aspira a risolvere trasformandosi in comunità, si esprime in molti modi: il bene e il male, ciò che è permesso e ciò che è proibito, l’ideale e il reale, il razionale e l’irrazionale, il bello e il brutto, il sogno e la veglia, i poveri e i ricchi, i borghesi e i proletari, l’innocenza e la coscienza, l’immaginazione e il pensiero. Con un moto irresistibile del suo stesso essere, la società tende a superare questo dualismo e a trasformare l’insieme di solitarie inimicizie che la compongono in un ordine armonioso. Ma la società moderna pretende di risolvere il suo dualismo mediante la soppressione di quella dialettica della solitudine che rende possibile l’amore. Le società industriali – indipendentemente dalle loro differenze «ideologiche», politiche o economiche – si impegnano a trasformare le differenze qualitative, cioè umane, in uniformità quantitative. I metodi della produzione di massa si applicano anche alla morale, all’arte e ai sentimenti. Abolizione delle contraddizioni e delle eccezioni… Si chiudono così le vie d’accesso all’esperienza più profonda che la vita offra all’uomo e che consiste nel penetrare la realtà come una totalità nella quale i contrari stringono un patto. I nuovi poteri sopprimono la solitudine per decreto. E con quella l’amore, forma clandestina ed eroica di comunione. Difendere l’amore è sempre stata un’attività antisociale e pericolosa. E ora comincia a essere davvero rivoluzionaria. La situazione dell’amore di questi tempi rivela come la dialettica della solitudine, nella sua manifestazione più profonda, venga  frustrata per opera della società stessa. La nostra vita sociale nega quasi sempre ogni possibilità di autentica comunione erotica. […]

  


O. Paz, da Il labirinto della solitudine, in Poesie e prose scelte, Meridiano Mondadori 2025.

  

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