René Char
XXV
Cedete al sonno nobile generazione mattutina della biancheria. Il movimento delle chiarezze approda al piacere.
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XXXI
Il sangue è all’ormeggio. A ogni epoca i suoi zavorratori.
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XXXVIII
Qui l’immagine maschio insegue senza stancarsi l’immagine femmina, o inversamente. Quando riescono a raggiungersi, laggiù è la morte del creatore e la nascita del poeta.
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XLI
Comincia a credere che la notte ti attende sempre.
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XLVII
La poesia è putrefatta da depilatori di bruchi, da stagnini di echi, da lattai carezzevoli, da leziosi stremati, da facce che trafficano del sacro, da attori di fetide metafore, ecc.
Sarebbe sano incenerire senza indugio questi artisti.
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CADIAMO
La mia brevità è senza catene.
Baci di sostegno. I tuoi frammenti dispersi fanno d’un
tratto un corpo senza sguardo.
O mia valanga al contrario!
Tutta legata.
Quale cena nel vento.
Tutta legata. All’aria resa.
Quale cammino arrossato sulla roccia. Animale in fuga.
La profondità dell’impazienza e la verticale pazienza con-
fuse.
La danza rivoltata. La frusta bellicosa.
I tuoi limpidi occhi ingranditi.
Queste leggere parole immortali mai in lutto.
Edera nel suo filare silenzioso.
Fronda che il mare avvicinava. Controtaglio del giorno.
Abbassa ancora la tua gravosità.
La morte ci colpisce col rovescio della sua forca. Fino a
un sobrio mattino in noi apparso.
R. Char, Mulino primo * * Al di sopra del vento, Pàtron editore 1999. Testo francese a fronte. A cura di Adriano Marchetti.