Sul libro di Marco Ercolani “In forma di nuvola”, di Massimo Morasso
La nota introduttiva di In forma di nuvola definisce il libro un «taccuino in stato di veglia». Più avanti fra le sue pagine si legge dell’esercizio di una «scienza discontinua e infelice della libertà». Già queste formule suggeriscono che – come sempre in Marco Ercolani – non ci troviamo di fronte a un’opera narrativa tradizionale, ma a una scrittura frammentaria, aforistica, diaristica, in cui il pensiero procede per illuminazioni e derive piuttosto che per argomentazioni lineari.
La “nuvola” del titolo sembra essere qui una metafora centrale: qualcosa che ha forma e insieme non ce l’ha; che muta continuamente; che sfugge alla presa senza dissolversi. Chi conosce Ercolani, sa che è una figura molto coerente con il suo universo mentale, dove l’identità non è mai stabile ma mobile, composta qual è da un mix d’autocoscienza in corso di rovello e da un immenso reservoir affiorante di memorie, proprie e altrui, sogni, visioni e re-visioni destabilizzanti. In un libro del 2019 del facondo scrittore e psichiatra genovese, Galassie parallele, l’identità è definita come un “tessuto fluttuante”. La rapsodia para-poetica In forma di nuvola dà conto di diverse “zone” di quel tessuto, dove il diritto (fattuale) e il rovescio (fantasmatico) delle diverse trame esistenziali e narrative che lo compongono convergono, sintomaticamente, nello spazio espressivo di un io scrivente adespota – sorta di medium attenzionante di esperienze, immagini e linguaggi.
Sempre, nelle migliori res scriptae di Ercolani riflessione filosofica ed estro metaforico risultano inseparabili. Qui, nei quattro “capitoli” di questo nuovo libro, il matrimonio ercolaniano tra pensiero e immaginazione restituisce, per quattro differenti vie d’intensità, l’idea della libertà (d’anima e di forme) come compito infinito, della scrittura come metodo d’intercettazione del reale e della poesia come luogo di avvicinamento dell’indicibile.
M. Ercolani, In forma di nuvola, IQdB Edizioni 2026.