Enzo Ciconte, Storia dell’altra Italia, Laterza 2026
[…] Questo libro ha come sfondo l’esistenza di una violenza secolare e riguarda un aspetto molto particolare della storia d’Italia legato alle élite (non tutte, è evidente), alla formazione e all’uso sistematico, frequente e reiterato della violenza e dell’utilizzazione dei violenti. Nel corso del tempo i violenti hanno assunto nomi diversi ma avevano tutti la caratteristica di servire i detentori del potere, mettendosi a loro disposizione e commettendo illegalità, ribalderie, crudeltà, crimini, atrocità, omicidi, stragi. […] Queste élite erano in lotta tra di loro per la conquista di terre, di posizioni economiche, di opportunità finanziare, per il potere politico e per la direzione dello Stato. In tempi a noi più vicini, dopo la sconfitta del nazifascismo, spezzoni di queste élite pensarono di mutare gli equilibri di potere, agirono per poter condizionare la vita dei governi e dello Stato. In questo scorcio di tempo fecero la loro comparsa servizi segreti italiani e stranieri. E per attuare i loro piani non solo hanno fatto ricorso a malandrini conclamati, a pendagli da forca, ma hanno adottato anche la strategia di utilizzare parte di quelli che un tempo erano i loro acerrimi nemici – i fascisti – per trasformarli in amici da scagliare contro i nuovi nemici, i comunisti. […] I depistaggi sono tra le pagine più buie e più disonorevoli della nostra storia perché impedendo l’accertamento della verità, in particolare nei casi di stragi, hanno fatto in modo che i responsabili non pagassero per le loro nefandezze e le vittime non avessero verità e giustizia. Uomini che lavoravano negli apparati dello Stato agivano contro altri uomini dello Stato che cercavano la verità. […] L’Italia è stata anche tutto questo e svelarne la complessità, i nessi, i collegamenti, la portata, le ragioni di vicende oscure ed opache, violente e crudeli, d’un paese insanguinato e stragista a cavallo tra eversione e mafia è l’oggetto di questo libro perché questa pratica di potere e questo modo di agire e di far politica o di gestire le questioni economiche hanno prodotto effetti duraturi nello spirito pubblico e nella formazione delle classi dirigenti condizionandole e plasmandole. Hanno pesato sulla storia dell’Italia repubblicana e hanno impedito al nostro paese di essere migliore e più forte di quanto non sia stato e non sia; in ogni caso l’Italia è stata – ed è – migliore, più solida e più forte di terroristi, di stragisti neofascisti e stragisti mafiosi che hanno cercato di farla deragliare.
Sono comportamenti e culture politiche su cui aveva richiamato l’attenzione Antonio Gramsci rilevando lo storico sovversivismo delle classi dirigenti italiane, il loro “sovversivismo dall’alto” agevolato dal “non essere mai esistito un ‘dominio della legge’, ma solo una politica di arbitrii e di cricca personale o di gruppo”. […] In nessun paese europeo si sono registrati, in modo continuativo, tanti fatti di sangue, di violenza, di stragi e di tentati colpi di Stato come nell’Italia repubblicana. E in nessun paese europeo sono stati uccisi dai terroristi di diversa matrice o dai mafiosi tanti magistrati e tanti uomini politici, in gran parte della Dc, anzi della sinistra Dc. Chi, nella magistratura o nella politica, aveva posizioni riformiste o progressiste era nell’elenco delle persone da eliminare. Eppure l’Italia, sempre sull’orlo del baratro, ha saputo sopravvivere e salvare le istituzioni repubblicane e la Costituzione. […] Alla luce di tutto ciò c’è da chiedersi se non sia lecito guardare a tutte le vicende di questi decenni con un’ottica nuova. Tra strategia della tensione e strategia mafiosa non c’è una separazione così netta, c’è invece un filo che lega alcune vicende e che mette in continuità, sin dal suo avvio a metà degli anni Quaranta, vari fatti criminali, la strage di Portella della Ginestra, le stragi legate alla strategia della tensione e lo stragismo mafioso. Ed è il contesto storico a legare tra di loro questi fatti. […] Questo non è un libro che parla di complotti perché tutto è avvenuto con intendimenti chiari; la linea politica seguita era limpida e anche gli obiettivi, si è solo fatto di tutto per coprire mandanti ed esecutori materiali. […]
Dall’Introduzione
Esiste un filo rosso, fatto di sangue e depistaggi, che attraversa l’intera storia unitaria italiana: la storia di lungo periodo dell’uso sistematico di criminali, mafiosi e neofascisti come strumento di potere. In questo saggio magistrale, Enzo Ciconte propone una tesi storica audace e documentata: tra le stragi neofasciste e quelle mafiose esiste una continuità di intenti e di attori. Per decenni settori dello Stato, servizi segreti deviati e logge massoniche come la P2 hanno portato avanti una ‘guerra non ortodossa’ contro la democrazia nata dalla Resistenza. Dalla strage di Portella della Ginestra a quella della stazione di Bologna, fino agli attentati di Capaci e via D’Amelio, emerge il ritratto di un’Italia a ‘sovranità limitata’, condizionata dalla guerra fredda e da una borghesia tradizionalmente violenta. Enzo Ciconte ha scritto un libro fondamentale per comprendere non solo il passato, ma anche la natura del potere in Italia e la resilienza di una democrazia che, nonostante i tradimenti interni, ha saputo evitare il baratro. Un libro necessario per chi vuole guardare oltre le ricorrenze canoniche e comprendere il disegno unitario dietro i misteri più fitti della nostra Repubblica.
Dal risvolto
E. Ciconte, Storia dell’altra Italia. Dai bravi ottocenteschi alla strage di via D’Amelio, Laterza 2026.
Enzo Ciconte è docente a contratto di Storia delle mafie italiane all’Università di Pavia. È stato consulente presso la Commissione parlamentare antimafia e il primo a pubblicare un testo storico sulla ‘ndrangheta in Italia, ‘Ndrangheta dall’Unità a oggi (Laterza 1992). Tra le altre sue pubblicazioni: Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’Ottocento ai giorni nostri (Rubbettino 2008); Banditi e briganti. Rivolta continua dal Cinquecento all’Ottocento (Rubbettino 2011); Storia dello stupro e di donne ribelli (Rubbettino 2014); Borbonici, patrioti e criminali. L’altra storia del Risorgimento (Salerno 2016); L’assedio. Storia della criminalità a Roma da Porta Pia a Mafia Capitale (Carocci 2021).
Per Laterza è autore anche di Processo alla ‘Ndrangheta (1996), La grande mattanza. Storia della guerra al brigantaggio (2018) e Classi pericolose. Una storia sociale delle povertà dall’età moderna a oggi (2022).