Esperienze

Per Marjane Satrapi, di Francesca Sammaritano

  

Marjane Satrapi non è stata solo l’autrice di Persepolis. Tra i suoi lavori c’è anche un film che, con la lucidità propria dei visionari, sembra aver predetto il suo stesso destino. “Poulet aux prunes” – meraviglioso fino alle lacrime – racconta la storia di Nasser Ali, il miglior violinista del suo tempo, che decide di lasciarsi morire dopo che il suo strumento viene distrutto. Il violino non è un oggetto, ma il simbolo compresso di tutta una vita; non dei giorni sulla linea del tempo, ma solo di quelli che l’amore ha marchiato a fuoco. Quelli segnati dall’amore impedito per la donna della sua vita.

Nasser Ali si lascia morire nel momento in cui la distruzione del suo violino coincide con la dissoluzione definitiva della speranza dell’amore. La sua musica sublimava quell’amore impossibile, ma era l’amore a generare la musica.

Nel 2025, Marjane scriveva: “I lost the love of my life.”
La famiglia ha annunciato la sua scomparsa con queste parole: “Marjane Satrapi è morta di dolore, poco più di un anno dopo la morte di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita”.

Il violino di Marjane non era uno strumento. Erano le battaglie, l’esilio, la memoria, l’Iran, la rabbia: tutto ciò che – mossa dall’amore – aveva trasformato in arte. Ma alla radice di ogni opera, ogni lotta, ogni attivismo, c’era l’amore umano, quello dei legami.
L’unica fonte da cui l’arte autentica può generare.

Certi artisti non inventano storie. Le anticipano.

  

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