Lucetta Frisa
CANZONE DELL’OZIO
In un luogo
come un dondolio
io non più io
ogni folata è un no
un no dopo un no
un calmo brusìo.
Dopo il rumore del viaggiare
ancora anima rimane
Non chiede compiutezza
salvezza schiavitù
cancellando strada ha camminato
parlato per giungere a tacere
Risalendo correnti
i pensieri apparsi e scomparsi
piegati al centro
Il dio dei Morti
ha reclinato il capo
fatto cenno con la mano
passato via
Le mie tracce in sogno
una slacciata teoria –
qualcosa si dondola
Il cervello si è capovolto
e i piedi
Alle tempie bussano
altri silenzi
Tra gli alluci
aria
Le dita si strofinano in letizia
Un soffio senza infinito
Il sibili di una parola non divina
cade a terra
Mi dondolo, sono
Lascio tutto com’è
in questo cassetto confuso
fulmini e fenditure
rattoppi tenerezze
inni elegie
larve di umido
lave di fuoco
Non devo fare nulla
non ho nulla da fare
Ogni folata è un no
un no dopo un no
tra le mie dita
Gli eventi
nel vento della mia ala
piumosi, spiumati
Dondolandomi
imparo l’arte del levare
Un foglio di taccuino
lievi intrecci di numeri
appunti senza dissidio
La voglia di calcolare
la voglia di rispondere
la voglia di profezia-
un dondolio silenzioso
sul mio cuore destro
Snodo i nodi
della fretta e della frasi
del desiderio largo
della distanza stretta
Non mi avvicino
non mi allontano
Centrifugata, dondolo
Ogni folata è un no
un no dopo un no
tra le mie sillabe
Una strofa
come una voluttuosa
lenta ossessiva mania
oziosa malia viziosa
una strofa
si posa oscilla
Il sibilo di una parola non divina –
dondolio
Un soffio senza infinito
Storia e leggenda
arrese al mio corpo –
io non più io
Una strofa
come una voluttuosa
lenta ossessiva mania
Dopo il rumore del viaggiare
Una strofa
oziosa viziosa malia
Una strofa
si posa oscilla
Le mie tracce in sogno
Non ho nulla da fare
Se dentro la nicchia
se fuori-
dondolio
Fuori o dentro-
calmo buco brusìo
tra macerie
e aurora
Una strofa-
lenta ossessiva malia
Gli eventi
nel vento della mia ala
Una sillaba
si posa
oscilla
Ogni folata è un no
un no dopo un no
un no dopo un no…
L. Frisa, La follia dei morti, Campanotto 1993. Con una nota di Carlo Alberto Sitta.
Superba Lux.
Grazie.