Ismaël Diadié Haïdara, Tebrae, Multimedia 2026
18
I più tristi tra i morti sono quelli che sanno di esserlo.
Luna nera, dimmi che sono vivo.
171
Quando i venti dell’alba si metteranno a piangere
trascorreremo il giorno pensando alla notte.
227
Una mosca disperata che grida in una ragnatela.
Ecco la mia vita in una tebría.
580
Non cerco l’illuminazione.
Una lampada ad olio e una ciotola di riso mi bastano.
916
Un giorno arriva l’Essere, poi segue il Non-Essere.
La storia è molto breve.
958
Sono un verso libero nella poesia del mondo.
È strano vedere il tuo corpo rimare con il mio.
18
Les plus tristes des morts sont ceux qui savent qu’ils sont morts.
Lune noire dis-moi que je suis vivant.
171
Lorsque les vents de l’aube se mettront à pleurer
nous passerons le jour à penser à la nuit.
227
Une mouche désespérée crie dans une toile d’araignée.
Voici ma vie dans une tebria.
580
Je ne cherche pas l’illumination.
Une lampe à huile et un bol de riz me suffisent.
916
Un jour vient l’Etre, puis suit le Non-Etre.
L’histoire est très courte.
958
Je suis un vers libre dans le poème du monde.
C’est étrange de voir rimer ton corps et le mien.
Se c’è un’opera capace di concentrare la forza della vita e la sua calda vertigine questa è Tebrae, con i suoi versi brevi dove l’immensità dell’universo e un angolo di pace nel deserto s’incontrano e si saldano in una scrittura feconda, bruciante, musicale come il ritmo di un tamburo, come l’arpeggiare o il vibrare di una duna. […] L’opera che contiene 1203 tebrae, si può leggere partendo da qualsiasi punto, del libro, avanzando, andando a ritroso, sfogliando a caso le pagine perché la sua caratteristica precipua è di non seguire né temi né andamenti logico-cronologici ma rappresentare la vita che danza su fili invisibili (le connessioni, le memorie e i sentimenti che ci sostengono, ci legano e ci guidano attraverso le sfide e le trasformazioni) e ad ogni passo inciampa nell’imprevisto, nella casualità. […] Nel respiro della poesia, la realtà si frantuma in lucidi riflessi e il tema unico, quello dell’amore, e di natura esclusivamente femminile della tradizione, diventa pluralità di temi tutti riconducibili alla dimensione umana.
Rossella Nicolò
I. Diadié Haïdara, Tebrae, Multimedia 2026. Introduzione di Rossella Nicolò. Traduzione e cura di Rossella Nicolò e Giancarlo Cavallo.
Ismaël Diadié Haïdara, (o Ismaël Qûti) è l’ultimo discendente di Alí ben Ziyad Al-Quti, cittadino di Toledo espulso dalla città nel 1468 e emigrato a Timbuctù. Scrittore, storico, filosofo maliano poliglotta, ha raggiunto altissimi livelli poetici con i suoi versi. Nella tradizione più antica una tebría è un’unità poetica composta da una struttura breve (uno o due versi), un genere minore della letteratura del Sahara meridionale, di solito praticato dalle donne del deserto per esprimere il loro sguardo sull’amore. Ismaël ha ripreso e arricchito questo genere poetico, rinnovandolo. Ha fondato una biblioteca che conserva antichi manoscritti (Fondo Kati, 12.714 manoscritti di eredità andalusa). Vive in esilio in Spagna dopo la ribellione tuareg del 2012 e la conquista di Timbuctù da parte dei jihadisti. Haidara, poeta che ha vissuto l’esilio e la guerra, utilizza la poesia come strumento per lottare per la libertà e la speranza. I suoi reading sono potenti testimonianze di come l’arte e la cultura possano sostenere lo spirito umano in tempi difficili.
Meraviglioso. E magistrale.
Acquistare questo libro sembra impresa impossibile. Potete darmi qualche informazione? Scusate e grazie.
Libro meraviglioso.
Mi informo e le faccio sapere. Grazie per la segnalazione.
Gentilissimo, grazie.
Ecco i link che mi sono stati forniti per richiedere il libro:
https://multimedia.casadellapoesia.org/search?q=tebrae&options%5Bprefix%5D=last
https://multimedia.casadellapoesia.org/
Grazie mille, l’ho trovato!