Libri

Giovanni Giovannetti, Malastoria, Effigie 2020

 

Da Porzûs a Gladio

Prima di voltare pagina bisogna leggerla.
Pedrag Matvejevic

Per Pasolini, la Resistenza al nazifascismo è già il paradigma di ciò che si sarebbe rivelato nella storia d’Italia successiva: una mescolanza antidemocratica, e persino criminale, di interessi politici ed economici che, pur di impedire alle sinistre l’accesso al governo del paese, hanno favorito l’affermarsi di un vero e proprio regime (e dire che per tanti esponenti democratici costretti all’esilio o al confino la Resistenza era cominciata con l’avvento del fascismo, vent’anni prima dell’8 settembre 1943).
Pasolini lo chiama “il misto”: reduci badogliani un tempo fedeli alla monarchia e cattofascisti e repubblichini un tempo fedeli a Mussolini, consorziati all’insegna dell’anticomunismo. […]

Dal primo capitolo

“… la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è accaduto in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile.”

P. P. Pasolini

Pier Paolo Pasolini da Casarsa e Eugenio Cefis da Cividale. Lo scrittore corsaro e il grintoso manager pubblico dall’oscuro passato militare, prima come fucilatore di partigiani in Jugoslavia, poi in veste di partigiano in Val d’Ossola. Cefis, il massone confratello nella loggia segreta Giustizia e Libertà di Piazza del Gesù, omologa alla P2 del Grande Oriente d’Italia e di Licio Gelli. Cefis, quel grande elemosiniere della politica intento a coltivare progetti autoritari intrecciando la sua trama sull’ordito delle lobbies politico-finanziarie, della Massoneria occulta e degli ambienti militari. Siamo negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, anni di minacce di golpe e vere bombe di Stato, spacciate per anarchiche. E sono bombe messe da coloro che mirano a ripristinare l’ordine a fronte del disordine da loro stessi procurato. Pasolini scrive di politica e società sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, un giornale che dall’agosto 1975 (poco prima che lo scrittore venga ucciso) cade in mano proprio al presidente di Montedison Eugenio Cefis, finanziere occulto dei Rizzoli, che formalmente ne sono i proprietari. Pasolini sta anche scrivendo Petrolio, un romanzo sul nuovo Potere (con la maiuscola) di cui Cefis, chiamato Troya, è uno dei principali protagonisti: il vicepresidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) coinvolto nell’uccisione del presidente Enrico Mattei. Quindi Pasolini sta inconsapevolmente raccogliendo notizie, foto e altri documenti su colui che nel frattempo è diventato un suo editore.
Malastoria prova a immergere la vita e l’opera di Pasolini nelle profondità della penombra storica e antropologica del Paese: negli eventi che l’hanno toccato personalmente (come, ad esempio, l’omicidio del fratello Guido a Porzûs del febbraio 1945) e in quelli che hanno poi catturato la sua attenzione di cittadino e di intellettuale poiché, lo ha scritto Franco Fortini, la sua vita e la sua opera sono da mettere in relazione alle “stagioni della sua attività”.

Dalla quarta di copertina

G. Giovannetti, Malastoria. L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini, Effigie 2020.

Giovanni Giovannetti è nato a Lucca nel 1955. Editore e giornalista, tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Innagini di un anno di sindacato libero (con P. Brera, P. Flores d’Arcais, L. Foa e A. Sofri, 1982), Genti (1983), Scrittori per un secolo (con G. Fofi, 1993), Atlante del Novecento italiano (con E. Sanguineti, 2001), Ritorno a Danzica (con A. Sowa, 2004), Sprofondo Nord (2011), Frocio e basta (con C. Benedetti, 2012 e 2016), Comprati e venduti (2013), Indagine su Leonardo (2015), Bananopoli (2019), Il tamburo di lotta (2020), Genti di Po e Ticino. I mestieri della tradizione fluviale (2023), Pasolini giornalista (2025).

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