Libri

Massimo De Carolis, Rifeudalizzazione, Feltrinelli 2025

 

[…] Gli stati nazionali non avrebbero ottenuto facilmente la sottomissione dei cittadini, se non avessero saputo intercettare il bisogno di sicurezza e protezione, unito al desiderio di autogovernarsi e di partecipare attivamente alle scelte da cui dipendeva il destino di tutti. E il mercato capitalistico non si sarebbe espanso a dismisura se non avesse mobilitato quelli che gli economisti chiamano gli animal spirits: l’intraprendenza, la propensione al rischio, la determinazione a migliorare con ogni mezzo la propria condizione. La vera chiave di volta della modernità era insomma riposta in una dimensione decisamente distante dall’ingegneria costituzionale o dal tecnicismo del calcolo economico, vale a dire nel legame tra la spinta costituente di pulsioni genericamente umane e l’ordine costituito del nuovo congegno istituzionale nel suo complesso. È esattamente in questo punto chiave che si insediano la crisi e la rifeudalizzazione.
Il denominatore comune dei processi di rifeudalizzazione è la crescente centralità di relazioni asimmetriche basate su uno scambio tra autorità e fedeltà. Chi detiene l’autorità si impegna ad assicurare protezione e beneficio ai propri seguaci e dipendenti, in proporzione al grado di fedeltà di ciascuno. E chi viceversa si impegna all’obbedienza, contribuisce con la propria fedeltà a rafforzare l’autorità della propria controparte, traendone un vantaggio immediato e, soprattutto, un privilegio nei confronti di chi è invece escluso dal patto. […]
Moltiplicandosi all’interno del tessuto sociale, le relazioni di affiliazione e vassallaggio non si limitano a inquinare e distorcere le spinte vitali che fungevano da sfondo per le istituzioni moderne. Fanno molto di più: ne prendono letteralmente il posto, usurpandone o spegnendone del tutto la forza costituente. La conseguenza è una paradossale distopia, che rischia di trasformare in un incubo il sogno della razionalità moderna. […]
L’idea che ad amministrare la società sia un Leviatano artificiale – fatto di connessioni, regole e contratti governati da un calcolo del tutto impersonale – non è mai stata insomma tanto vicina alla realtà come in questi anni. Eppure, è proprio nel reticolo sempre più fitto di contratti e norme impersonali che si moltiplicano i legami di affiliazione, le “zone speciali”, le black box finanziarie e le pratiche brutali di asservimento che erodono dall’interno l’ordine istituzionale. Anziché assicurare l’eguaglianza, il congegno impersonale è così diventato (o almeno rischia di diventare) uno strumento di dominio nelle mani di un’esigua minoranza, decisa a conservare con ogni mezzo il monopolio del potere e della ricchezza ai danni della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. […]

Dal Cap. 1

Lo spettro di una rifeudalizzazione della società si aggira per l’Europa da decenni. Circola fin dal secondo dopoguerra nelle frange meno ortodosse tanto del liberalismo quanto del marxismo, per segnalare un pericolo che la cultura dominante si è invece ostinata a ignorare. Il pericolo è che l’autorità pubblica possa fondersi con gli interessi privati più potenti al punto tale da riportare a nuova vita le disuguaglianze estreme, il dispotismo e i privilegi che la civiltà moderna credeva di essersi lasciata alle spalle una volta “distrutto completamente il regime feudale”, come avevano orgogliosamente annunciato nel 1789 i rivoluzionari riuniti in assemblea.
Oggi, a ridosso di una crisi istituzionale di inusitata ampiezza globale, la prospettiva di una rifeudalizzazione delle dinamiche sociali figura sempre meno come una generica minaccia, per assumere sempre di più le sembianze di un fatto compiuto. 
Il denaro e il potere tendono a concentrarsi in pochissime mani e la loro simbiosi svuota dall’interno la democrazia, il mercato e lo stato di diritto. Il dominio del mondo è conteso tra forze emergenti che non fanno alcuna distinzione tra privato e pubblico, economia e politica. E nel clima di insicurezza cronica generato dal loro scontro, alla popolazione civile non resta quasi altra scelta che la servitù volontaria all’una o all’altra forza per ottenere protezione e benefici più apparenti che reali. Il modello di relazione basato sull’accordo tra pari cede così il posto a quello costruito sul vincolo di vassallaggio.
In questo libro, Massimo De Carolis indaga le diverse sfaccettature di una simile mutazione, inseguendone le radici più profonde fino al cuore della modernizzazione occidentale. Emerge così in piena luce il rischio reale di una disintegrazione del sistema-mondo ma, allo stesso tempo, diventano riconoscibili le forze alternative capaci di porre un freno alla catastrofe.

Dal risvolto

M. De Carolis. Rifeudalizzazione. La mutazione che sta disintegrando le democrazie occidentali, Feltrinelli 2025.

Massimo De Carolis ha insegnato Filosofia politica all’Università di Salerno, collabora al quotidiano “il manifesto” ed è autore di numerosi saggi, tra cui La vita nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (Bollati Boringhieri, 2004), Il paradosso antropologico (Quodlibet, 2008), Nuovi disagi nella civiltà (con F. Borrelli, F. Napolitano e M. Recalcati; Einaudi, 2013), Il rovescio della libertà (Quodlibet, 2017) e Convenzioni e governo del mondo (Quodlibet, 2023). 

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