Trasfusioni

Gerardo Diego, Valle Vallejo, a cura di Lorenzo Mari

Albert Samain diceva Vallejo dice
ammutolito Gerardo Diego dirà domani
e una volta soltanto     Pietra di stupore
e dolce legno dell’ovile caro amico
fratello nell’inseguimento gemellare dei
cappelli scalzati dalla velocità degli astri
pietra di stupore e legno nobile dell’ovile
costituiscono la tua temeraria materia prima
anteriore ai decreti del pendolo e alla
creazione secolare delle rondini

Sei nato in un cimitero di parole
una notte in cui gli scheletri di tutti i verbi intransitivi
proclamavano lo sciopero del ti amo per sempre sempre sempre
una notte in cui la luna piangeva e rideva e piangeva
e poi rideva e piangeva
giocando sé stessa a testa o croce
ed è uscita testa e tu sei vissuto tra di noi

Da quella notte molte parole neonate sono morte repentinamente
parole tipo carezza forse categoria compare cataclisma
e altre mai sentite sono venute alla luce sulla terra,
tipo madre ma guarda moribondo melchisedec miracolo
e tutte quelle che finiscono con una coda innocente

Vallejo tu vivi attorniato da uccelli che vanno a quattro zampe
in un mondo che è morto e stramorto e marcito
tu vivi con le tue morte parole e quelle vive
e grazie al fatto che tu vivi noi sotto sfratto possiamo alzare le palpebre
per vedere il mondo il tuo mondo con la mula e con
l’uomo guglielmosecondino e con la tenerissima bambina e con
i coltelli che procurano dolore al palato

Perché il mondo esiste e tu esisti e noi probabilmente
finiremo per esistere
se tu ti impegni e canti e gridi
nella tua valorosa valle Vallejo

  

Albert Samain diría Vallejo dice
Gerardo Diego enmudecido dirá mañana
y por una sola vez        Piedra de estupor
y madera dulce de establo querido amigo
hermano en la persecución gemela de los
sombreros desprendidos por la velocidad de los astros
piedra de estupor y madera noble de establo
constituyen tu temeraria materia prima
anterior a los decretos del péndulo y a la
creación secular de las golondrinas

Naciste en un cementerio de palabras
una noche en que los esqueletos de todos los verbos intransitivos
proclamaban la huelga del te quiero para siempre siempre siempre
una noche en que la luna lloraba y reía y lloraba
y volvía a reír y a llorar
jugándose a sí misma a cara o cruz
y salió cara y tú viviste entre nosotros

Desde aquella noche muchas palabras apenas nacidas fallecieron repentinamente
tales como caricia quizás categoría cuñado cataclismo
y otras nunca jamás oídas se alumbraron sobre la tierra,
así como madre mira moribundo melquisedec milagro
y todas las terminadas en un rabo inocente

Vallejo tú vives rodeado de pájaros a gatas
en un mundo que está muerto requetemuerto y podrido
vives tú con tus palabras muertas y vivas
y gracias a que tú vives nosotros desahuciados acertamos a levantarlos párpados
para ver el mundo tu mundo con la mula y
el hombre guillermosceundario y la tiernísima niña y
los cuchillos que duelen en el paladar

Porque el mundo existe y tú existes y nosotros probablemente
terminaremos por existir
si tú te empeñas y cantas y voceas
en tu valiente valle Vallejo


Questa poesia dell’autore spagnolo Gerardo Diego (1896-1987, Generación del 27) è apparsa per la prima volta in limine alla seconda edizione di “Trilce” (1922) di César Vallejo, pubblicata a Madrid nel 1930 per la Compañía Ibero-Americana de Publicaciones grazie all’intermediazione congiunta di Gerardo Diego e Juan Larrea. Anche un altro poeta della Generación del 27, Jorge Guillén, ha firmato un omaggio poetico a Vallejo: in quel caso, la poesia terminava con il distico – piuttosto consolatorio, a dir la verità, se si considera la traiettoria evolutiva per nulla lineare, né “politicamente impegnata” in senso univoco del cholo Vallejo – “De la desesperación / va surgiendo la esperanza” (“Dalla disperazione / sta nascendo la speranza”); la poesia di Gerardo Diego si presenta, invece, come un attraversamento – forse più viscerale, e sicuramente meno retorico (…proprio grazie a “Trilce”, verrebbe da dire) – di quella valle ampia e piena di meraviglie, ma anche di insidie, che è la poesia di Vallejo. In questo percorso, le citazioni puntuali da “Trilce” (“Albert Samain diría”, “el hombre guillermosecundario”, etc.) che costellano il testo di Gerardo Diego possono dunque assurgere allo stato di preziose tracce indiziarie, seppure di secondo grado, per chi, come il sottoscritto, si sia mai messo alla prova nella lettura e soprattutto nella traduzione di quel testo al tempo stesso oscuro e luminoso che è “Trilce”.

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