Anatomie

Su Lawrence Ferlinghetti, un ricordo

Qualche giorno fa è stato pubblicato su Livornosera, giornale online di cultura e attualità, un ricordo dedicato a Lawrence Ferlinghetti, scomparso di recente. A ricordarlo è stato Michele Cecchini autore de Il cielo per ultimo, edito da Bollati Boringhieri. Ne propongo un estratto.

Paolo Cosci


LORENZO, CHE DIVENNE LAWRENCE MA RIMASE FERLINGHETTI

Su Ferlinghetti ci sarebbe così tanto da dire che le righe non basterebbero mai. Al solito, scelgo una scorciatoia per aggirare i toni celebrativi e le analisi esaustive, ritagliandomi un angolino che mi auguro nel suo piccolo possa avere un qualche significato. Nella mia storia personale Ferlinghetti occupa un posto particolare, che non è legato solo alla sua produzione poetica e al suo impegno editoriale, ma anche e soprattutto alla sua città, San Francisco. Provengo da un posto, la lucchesia, che nei tempi passati ha conosciuto in maniera a dir poco massiccia il fenomeno dell’emigrazione verso la ‘Merica’. Questo dovrebbe peraltro essere sufficiente a sfatare lo stereotipo dei lucchesi chiusi, dentro le mura e dentro il loro immobilismo. Ma anche qui il discorso si farebbe lungo.
La meta privilegiata della nostra emigrazione è stata appunto San Francisco. Le statistiche dicono che ci sono più lucchesi a San Francisco che a Lucca. E anche questo è un elemento buono a suggerire delle riflessioni sui luoghi e sulla loro effettiva dislocazione. Dove si trova esattamente Lucca, stando a questi dati. I lucchesi a San Francisco hanno abitato e abitano prevalentemente nel quartiere di North Beach. Ne è nata pure una particolare tipologia umana, il ‘Norbicciano’, che dalle parti di Livorno si traduce più o meno nell’ ‘Ameri’ano di Lucca’.
Ogni lucchese che si rispetti, dunque, ha almeno un parente ‘Norbicciano’ a San Francisco. La mia famiglia ha fatto le cose in grande, perché nel corso del tempo tutto il ramo dalla parte di mio padre si è trasferito là. Una mia parente da diversi anni gestisce un ristorante. È un posto tra l’altro frequentato da personalità varie del mondo artistico e culturale cittadino. Tutto questo per dire che, nel corso del tempo, grazie a questa e ad altri parenti, ho avuto costantemente notizie di Ferlinghetti e delle sue molteplici attività: un uomo la cui presenza si è sempre fatta sentire nella città, anche in questi ultimi anni. Sulla faccenda dei lucchesi a San Francisco scrissi tempo fa un romanzo e andai a presentarlo in giro per la ‘Merica’ e ovviamente a San Francisco. A una di queste presentazioni si avvicinò una giornalista che mi disse avrebbe recapitato una copia del mio libro a Ferlinghetti.
Vorrei subito chiarire un potenziale equivoco: non racconto tutto questo per parlarle di me, ma quale necessaria premessa per un fatto che per me ha avuto e tuttora ha dell’incredibile.
Sì, perché qualche mese dopo mi è arrivata una mail. A scrivermi era proprio Lawrence Ferlinghetti.
Ora, che uno dei più grandi poeti, un vero e proprio monumento della letteratura, all’età di 97 anni si sia preso la briga di scrivere una mail, peraltro in italiano, al sottoscritto beh, io la trovo una cosa meravigliosa e commovente. Soprattutto, una grandissima lezione di vita.
Il contenuto della mail ovviamente non lo rivelo e me lo tengo per me, per correttezza e per riserbo. Dico solo che Ferlinghetti, che amava essere chiamato Lorenzo, era evidentemente tarantolato da una curiosità e da una disponibilità straordinarie verso le cose del mondo. Che siano state queste a condurlo fino ai 102 anni? Mi piacerebbe pensare di sì.
La mia parente, quella del ristorante, mi ha raccontato che nell’ultimo periodo Ferlinghetti aveva ormai perduto definitivamente la vista. Allora un gruppo di ragazzi si era organizzato per andare al pomeriggio a turno a casa sua a leggerli, romanzi, poesie, articoli.

Chiudo così, con questa grande lezione, con questa voglia di sapere, di conoscere e di aggrapparsi alla vita nonostante tutto e fino all’ultimo.
Né occorre aggiunga niente circa la City Lights, un tempio, una meta imprescindibile nei pellegrinaggi di chi ama la letteratura e i libri. Un posto che racconta assai più di quello che contiene. Riporto solamente quello che sta scritto all’ingresso. È la raccomandazione che la City Lights rivolge ai suoi visitatori.

OPEN DOOR

OPEN BOOKS

OPEN MIND

OPEN HEART

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