Trasfusioni

Thomas Bernhard, lettere all’editore I, a cura di Anna Ruchat

 

Le lettere qui tradotte sono tratte dal ricchissimo carteggio, purtroppo ancora inedito in Italia, tra Thomas Bernhard e il suo editore Siegfried Unseld. Nelle circa 500 lettere spedite tra il 1961 e il 1988 (l’ultima lettera di Bernhard, in cui lo scrittore scrive all’editore «mi cancelli dalla sua casa editrice e dalla sua memoria», non conclude, come tante altre dello stesso tenore, il rapporto tra i due che si incontreranno ancora, nel febbraio del 1989,  quindici giorni prima della morte di Bernhard), prende forma un monumento alla storia della cultura e dell’editoria.
Ma il carteggio è anche la storia del rapporto esclusivo tra due esseri umani che lottano accanitamente tra loro, trascinati da una stessa passione, quella per il libro, dunque una grandiosa opera romanzesca e teatrale che si configura di volta in volta come tragedia o commedia:. «I libri più belli si fanno da soli», dice Bernhard in un’intervista (L’origine sono io).

da Thomas Bernhard, Briefwechsel mit Siegfried Unseld, Suhrkamp 2009.

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Vienna
Obkirchergassse 3
22 ottobre 1961

Egregio Signor Dottor Unseld,
qualche giorno fa ho spedito alla Sua casa editrice un manoscritto in prosa[1]. Volevo in questo modo entrare in contatto con la casa editrice Suhrkamp. Possiedo alcuni libri di vostra produzione e sono tra i migliori pubblicati ai nostri giorni. È anche questa la ragione che mi ha indotto a lasciar cadere alcuni altri contatti che avevo preso in considerazione. Forse è possibile organizzare un colloquio con lei: a fine novembre passerò da Francoforte. Non la conosco, conosco solo un paio di persone che la conoscono. Ma io cammino da solo.
Con straordinaria stima
Suo devoto
Thomas Bernhard 

*

A Günther Busch, redattore di Suhrkamp:

27.7. 68

Le sue modifiche vanno bene, ne ho aggiunte ancora un paio, qualche volta sono anche “tornato sui miei passi”. Sono felice dell’uscita di questo libro [Ungenach] e la prego, non appena ce ne sarà una copia, di spedirmela. Ho una richiesta particolare che riguarda la nota biografica (che mi fa sempre venire il mal di pancia). Vorrei che la nota contenesse solo questi dati: «Thomas Bernhard, nato il 10 febbraio 1931 a Heerken/Olanda, vive a Ohlsdorf, Austria.» Fine, basta. Lasciando perdere il “libero scrittore” (nel volume Prosa c’è “scrittore”) e così via, tutto quanto nauseante e di nessun interesse.
Thomas Bernhard

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Vienna, 7. 7. 71

Caro Dottor Unseld,
sfinimento e gioia sono di pari grandezza all’idea di aver finito il manoscritto che le avevo promesso.
Poiché possiedo solo questa copia che oggi consegno alla posta, la prego di farne subito una fotocopia e di spedirmela.
Nel corso dell’estate sarò occupato col teatro.
Poiché si dimostra, si dimostra di nuovo, che nella nostra relazione ci sono tante domande senza risposta, ad esempio la data del prossimo e ultimo bonifico di Suhrkamp, che è alle porte (agosto), è necessario che ci vediamo presto.
Se c’è qualche ragione che le rende impossibile o anche solo imbarazzante pubblicare Camminare nella nuova collana, come constato, visto che il programma è già predisposto e il numero 3, così mi pare, è definitivamente assegnato, pubblichi pure Camminare in una delle due altre collane. Non ne sarò amareggiato, benché mi sia del tutto indifferente l’idea di poter scompigliare le cose.
Molti cari saluti a Lei, a Busch e agli altri
Suo
Thomas Bernhard

*

Ohlsdorf 31. 3. 71

Caro Dottor Unseld,
Midland è diventato, fuori e dentro, un libro molto buono, che mi ha reso molto felice per diversi giorni dopo il mio rientro.
Ora ho cominciato a lavorare alla versione finale di Atzbach che consegnerò in maggio.
Questa prosa significa per me grande tensione mentale e al tempo stesso grande divertimento.
La mia situazione è La solitudine del maratoneta, ho dato questo titolo alla mia esistenza presente.
Gomagoi, dove sono stato, corrisponde in tutto e per tutto al racconto Midland, quella prosa, delle tre, è la migliore.
L’estate scorsa ho finito lo “spettacolo teatrale”.
Per quanto concerne Boris La prego di darmi informazioni precise sulla vostra collana di teatro.
Qui, in questi giorni, durante la mia assenza, è stato girato un film[2] tratto da un mio libro, un film che richiede estrema prudenza. Il film è tratto da una mia prosa breve che s’intitola L’Italiano contenuta in Al limite boschivo. Il protagonista, l’italiano, è un autentico italiano, il signor Jovine di Roma, un uomo dal profilo eccezionale, che nel film deve pronunciare diverse frasi di Hegel[3].
Sono stato via due mesi in tutto e ho avuto momenti bellissimi e insensati tra Waterloo e Gomagoi, tra Bruxelles e Belgrado, tra Novi Sad e Roma, tutta materia esplosiva per la mia scrivania.
Ora non ho più intenzione di andarmene da qui nemmeno per breve tempo e il mio disprezzo per le letture in pubblico è immenso.
Non c’è niente di più rivoltante e insensato che leggere a voce alta davanti a un pubblico, ma io queste letture pubbliche le ho fatte solo un paio di volte, l’ultima già con grande riluttanza, cosa di cui le persone si sono poi rese conto, e solo per venti minuti.
E adesso non leggo più in pubblico, non importa dove, nemmeno a Zurigo, non leggo più da nessuna parte.
I candelabri così elegantemente cesellati di Bruxselles, Casa Stuart, hanno ora una loro congrua collocazione. Quando verrà a vedere questi magnifici oggetti?
Cordialmente Suo
Thomas Bernhard

P.s.: Dovremmo organizzare un’altra caccia alle conchiglie prima o poi!

*

Francoforte sul Meno, 24 gennaio 1972

Caro Thomas Bernhard,
sono stato da Hohl a Ginevra. Lui sarebbe felice se lei scrivesse una postfazione al suo Del raggiungibile e dell’irraggiungibile che uscirà nella collana Bibliothek Suhrkamp. Le chiede solo di poter vedere il suo testo prima che il libro vada in stampa. Mi sembra ovvio: anche lei chiederebbe la stessa cosa, visto che si tratta di un’edizione importante.
Come sta?
Cordialmente
Suo
Unseld

*

Ohlsdorf, 3. 2. 72

Caro Signor Unseld,
due mesi fa le ho scritto una lettera e non ho ancora ricevuto risposta.
Quanto alle poche righe che ho appena ricevuto: non scriverò niente su Hohl.
Qui e soprattutto nella mia testa si sono accumulate moltissime cose contro l’insensatezza raccapricciante delle lettere dei suoi collaboratori nei miei confronti. Ma di questo preferibilmente a voce o solo a voce.
Se Gelo viene ripubblicato mi raccomando accuratezza e assoluta precisione rispetto all’edizione Insel e la prego di incaricare una persona capace di concentrarsi (ammesso che ci siano ancora persone del genere nella sua cerchia) perché non ci sia un’inondazione di errori di stampa. In questo modo non mi si farebbe un piacere, il tutto finirebbe per non aver senso, e quindi se non sarà un’edizione precisissima, meglio niente.
Io stesso non ho tempo per fare dei confronti.
Sono in perfette condizioni fisiche
cordialmente Suo
Thomas Bernhard

P. s.: Negli ultimi giorni ho ricevuto per quattro volte la stessa pubblicità, ben graffettata una notizia di tre righe sul fatto che la mia nuova pièce andrà in scena a Salisburgo (di questi annunci ne sono arrivati a centinaia) e sul bollettino dell’ufficio-stampa della casa editrice si leggeva che riceverò il Grimme-Preis per l’Italiano (la sceneggiatura) dall’omonimo romanzo[4].


[1] Thomas Bernhard spedisce in data 17 settembre 1961 dallo stesso indirizzo che corrisponde all’abitazione di Hedwig Stavianicek un manoscritto con la seguente lettera di accompagnamento: «Gentili signori, vi spedisco qui in tutta franchezza li mio manoscritto Il bosco sulla strada e vi prego di prendere una decisione in merito entro la fine di novembre. vi prego anche di confermarmi in breve la ricezione del manoscritto. […] P.s.: Siete la prima casa editrice a cui lo mando.»
[2] L’italiano, film di Ferry Radax, 1972
[3] Ferry Radax, regista del film Drei Tage, Film-ritratto è stato girato in tre giorni nel parco della villa di un Banchiere ad Amburgo. Vi si vede Thomas Bernhard su un prato, con un grande albero, seduto su una panchina bianca. https://www.youtube.com/watch?v=rcQD4x5um6k
[4] Sul detto bollettino, conservato nel lascito di Bernhard, la parola “romanzo” è sottolineata con un’ondina e accanto c’è scritto «che idioti!».

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