Trasfusioni

Lettere di Paul Valéry a Gabriele D’Annunzio, a cura di Bruno di Biase

 

Pensione White 
Palazzo Simonetti 
Via Vittoria Colonna 11 
Roma 26 

 20 aprile 24 

   *Carissimo tu* 
   Vedo una specie di vacillazione nello psiche1, e il lampo passato nella tua amicizia mi è ora un *terzo luogo* che si interpone tra la vita e la vista, — un pensiero e una sensazione, un passato e un presente, — che all’improvviso mi occulta le cose e che ne è occultato.
  Questa assenza insieme a te mi ha fatto sopportare un viaggio difficile e di nobile astinenza, poiché non c’è stato il tempo di mangiare il minimo *boccone* a Milano; niente in viaggio, e dunque il vuoto assoluto fino a Civitavecchia.
  Ed ho trovato questo nulla di cibo e di sonno molto bello. Ci sono cose dopo le quali si deve digiunare e non avere un corpo, come ve ne furono prima delle quali si esigeva l’astinenza.
  Ho così potuto rivivere, con l’intensità del veggente privato di cibo, gli choc del Vittoriale che gli dei, e le cose, e tu, amico mio, avete avuto la grazia di legare alla mia sorte.
  Ci siamo un po’ inebriati ad incontrarci. C’è qualcosa di più dolce, di più amaro, di più profondo, di più reale anche? Il reale, per me, è sempre ciò di cui non si può esaurire la virtù significativa.
  Ti scriverei a lungo se non fossi ora così stanco. Non ho potuto riportare a domani l’irresistibile volontà di inviarti queste poche righe.
  I tuoi ritratti adornano questo luogo banale, una cui finestra tuttavia inquadra la cupola di San Pietro.
  Lascia che io cada, fratello, esausto sul letto. Non so dirti quanto io ami la tua ospitalità, la tua prodigiosa potenza, la tua persona quasi illimitata.
  Ti abbraccio con tutto il cuore.
  Non si può dimenticare di ringraziare la voce che mi ha cantato le belle cose di Sicilia.

  Paul Valéry

 

*

 

Académie Française

  [Giugno 1927]

  Caro d’Annunzio,
  Qui l’astuccio fedelmente trasmessomi dalla vostra invisibile, fervente e armoniosa messaggera.
  Il vostro gesto e la vostra parola per una spada — astratta — di cui ho disegnato, in forma di Serpente, la guardia…
  Di tutto ciò, non vi ho ancora detto niente, e, a meno che i sentimenti, gli effetti interiori di gratitudine non vi siano direttamente percettibili, avrà avuto modo di stupirsi del mio silenzio.
  *Duro mi fu quest’anno. Contro la mente mia, ho dovuto lavorare, e scrivere quello che non potevo pensare. In mezzo alle fatiche ed al disgusto di creare senza gusto, (che nell’inferno dell’intelletto, Dante avrebbe messo), mi ha colpito la disgrazia di perdere la mia mamma.*
  Ma penso spesso al Vittoriale, al tempo troppo breve tra i vostri alberi, ai nostri lenti passi erranti nei vostri sentieri, all’amicizia, al creatore che mi ospitava, o ultimo uomo che avete foggiato e vissuto una vita di poeta, che avete tratto, dal secolo automatico e troppo organizzato, i momenti e gli sviluppi di una vita di poeta, — una vita in cui né l’eroismo, né il genio, né l’arte, né la voluttà, né l’azione, né l’invenzione di giardini, né la tenerezza per gli amici difettano.
  Vostro, Gabriele carissimo,
  con tutto il cuore.
  Paul Valéry.

  La foto allegata le offre un diplomatico o un prefetto che non la deve allarmare. È l’effigie di un’uniforme. La testa non ha alcuna importanza… come si addice!2

  1. Tipo di specchio
  2. Si tratta di una fotografia in uniforme di accademico di Henri Manuel, con la seguente dedica: A Gabriele D’Annunzio, il mio amico di genio. Paul Valéry.
         *In italiano nel testo

 

   A suggello dell’amicizia e della reciproca stima che li lega, Valéry nel 1924 fa visita a D’Annunzio al Vittoriale.

   Nominato  Principe di Montenevoso il 15 marzo 1924, Valéry il 16 gli scrive:

   Parigi, domenica 16.3 XXIV
  40 Rue de Villejust, XVI

  Principe Di Montenevoso, ma re nell’anima, la gioia, l’onore, l’orgoglio mi saranno forse dati di vedervi nel corso di un prossimo viaggio in Italia. Sarò a Milano nei primissimi giorni di aprile, ma non posso venire a salutarla sulle rive del lago di Garda, ma almeno non sarò così lontano perché non possiate sentire che un pensiero ammirativo e fervente si è avvicinato ai luoghi in cui vivete.
  Paul Valéry.

  Il 10 aprile 1924, Valéry invia a d’Annunzio il telegramma che annuncia il suo arrivo a Desenzano per il sabato 12 aprile.

  La lettera del 1927 di Valéry fa seguito a un lungo silenzio e risponde all’invio da parte di D’Annunzio di un astuccio d’argento.

 


Lettere tratte da Paul Valéry, Lettres à quelques-uns, L’imaginaire-Gallimard.

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