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Corrado Bologna, Flatus vocis, Sossella 2022

 

“Prima ancora che il linguaggio abbia inizio e si articoli in parole per trasmettere messaggi nella forma di enunciati verbali, la voce ha già da sempre origine, c’è come potenzialità di significazione e vibra quale indistinto flusso di vitalità, spinta confusa al voler-dire, all’esprimere, cioè all’esistere. La sua natura è essenzialmente fisica, corporea; ha relazione con la vita e con la morte, con il respiro e con il suono; è emanata dagli stessi organi che presiedono all’alimentazione e alla sopravvivenza.”

Dal Capitolo primo

La voce è la volontà di dire, è la volontà di esistere e di resistere in relazione con l’altro, nella voce ciò che non è presente diventa visibile, ciò che è un ricordo diventa un’esperienza condivisa.

La voce viene prima della parola, contiene un bisogno d’espressione che precede ogni forma culturale: l’infante non parla, ma attraverso le modulazioni della voce comunica un universo di significati. La voce, in origine, è il luogo nel quale comincia a vibrare l’intelligenza dell’universo. È suono, e quindi materia, ma materia sottilissima che si confonde con lo spirito. Costituisce nell’inconscio umano una forza originaria, primordiale. Ma è anche il medium che, nella semiosfera digitale, promette di re-incantare il mondo, parlando attraverso le nostre protesi tecnologiche.

Torna in una nuova edizione ampliata uno dei primi saggi che nel novecento ha affrontato lo studio della voce come problema filosofico e scientifico, metafisico e antropologico.

Dalla quarta di copertina

C. Bologna, Flatus vocis. Metafisica e antropologia della voce, Sossella 2022. Prefazione di Paul Zumthor.

Corrado Bologna ha insegnato Filologia romanza in varie Università italiane e straniere, chiudendo la sua carriera come professore di Letterature romanze medioevali e moderne alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è occupato della poesia provenzale e antico-italiana e delle loro relazioni con la letteratura mediolatina; del Liber monstrorum; della tradizione e fortuna dei classici italiani; dell’opera di Cavalcanti, Dante, Petrarca, Ariosto, Giulio Camillo, Guicciardini, Manzoni, Gadda, Longhi; della ricezione del Don Chisciotte nella modernità, di Unamuno e Pessoa, Kerényi e Starobinski; della funzione della vocalità nella cultura medioevale, moderna e contemporanea.

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