Trasfusioni

Pablo López-Carballo, Né il silenzio è sapienza, né la tormenta distruzione, a cura di Lorenzo Mari

Quando ci separiamo
permane un deficit.
La sincronia è per
quelli che soltanto si sopportano
e ignorano il peso
di portarsi
l’uno con l’altro,
con volontà
e piacere acquietato,
sulle spalle.

  

Nel cortile
smarriscono la voce.
Tu mi svegli
nella mia lingua
e sfuggi agli enigmi.
Saremo più
delle cose
che ci portiamo dentro
uno dell’altro.
Disegniamo mappe
per il momento in cui
uno dei due
metta in ordine il nostro
e trasformi
questo territorio
in estraneo
—il momento in cui
non ci sia possibile chiarire
nulla—
in cui l’altro riesca
a farlo rinvenire.

  

Con il martello
pneumatico
fecero emergere
le rose:
fragili,
estranee
alla loro creazione,
resistono
in superficie
agli scontri
fortuiti
e alla spinta
delle pale.

  

Trascorrerei qui il giorno
facendo tutto ciò che non vuoi fare
perché non ti tocchi di farlo.
È questa – mi dici – la distanza
che ci separa dal resto.

  

Con la nostalgia
di altre questioni
colpirono
sommessamente
la selce.
Non cadere
nell’errore:
né il silenzio
è sapienza,
né la tormenta
distruzione.

  

Sembra pigolare, non canta,
sempre uguale, stessa forma,
per dirlo tutto.
È così che inganna il mio orecchio.
Non è virtù ma da lì proviene.

  

*

 

Al separarnos
permanece un déficit.
La sincronía es para
los que solo se soportan
y desconocen el peso
de llevarse
el uno al otro,
con voluntad
y gozo sosegado,
a cuestas.

  

En el patio
pierden la voz.
Tú me despiertas
en mi lengua
y rehúyes adivinanzas.
Seremos más
que las cosas
que guardamos dentro
el uno del otro.
Dibujamos mapas
para cuando
uno de los dos
ordene lo nuestro
y convierta
ese territorio
en ajeno
—cuando no
podamos aclarar
nada—
el otro sepa
hacerle regresar.

  

Con el taladro
neumático
hicieron emerger
las rosas:
frágiles,
ajenas
a su creación,
resisten
en la superficie
los choques
fortuitos
y el empuje
de las aspas.

   

Pasaría el día aquí
haciendo todo lo que no quieres hacer
para que no tuvieras que hacerlo.
Esa es —me dices— la distancia
que nos separa del resto.

   

Con la nostalgia
de otros asuntos
golpearon
quedamente
el sílex.
No caigas
en el error:
ni el silencio
es sabiduría,
ni la tormenta
destrucción.

  

Parece piar, no canta,
siempre igual, misma forma,
para decirlo todo.
Así engaña a mi oído.
No es virtud pero de ahí viene.


Si presentano qui, in anteprima e in traduzione italiana, alcuni testi dal nuovo libro del poeta spagnolo Pablo López Carballo, “Perder naturaleza”, di prossima uscita per la casa editrice Trea, con la quale l’autore aveva già pubblicato il suo precedente libro di poesia, “La dictadura de la perspectiva” (2017).
Per chi scrive, si tratta di un ritorno alla traduzione dei testi di Pablo López-Carballo, dopo alcune traduzioni in rivista – per L’Ulisse (2013), Poesia 2.0 (2013) e Nuovi Argomenti (2014) – e il volume antologico La precisione dell’indifferenza (Carteggi Letterari ed., 2016, postfazione di Sergio Rotino). Altre traduzioni sono apparse su Le Parole e Le Cose a cura di Valerio Nardoni (2012), a testimonianza di una traduzione estensiva – fatto inusuale per un poeta straniero non ancora quarantenne – della produzione letteraria di Pablo López-Carballo, che include anche i volumi “Sobre unas ruinas encontradas” (La Garúa, 2010), “Quien manda uno” (Colección Transatlántica, 2012) e “Crea mundos y te sacarán los ojos” (El Gaviero, 2012).
“Perder naturaleza” aggiunge un nuovo tassello alla produzione di Pablo López-Carballo: l’estrema rarefazione del verso – rispetto alle opere precedenti dell’autore – si colloca ora nella dimensione del “frattempo”, ossia in un ambito nel quale l’inattingibilità dell’origine porta a una riflessione sulla durata come misura della trasformazione delle cose, ma anche come luogo di elezione per la precarietà delle operazioni memoriali.

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