Fascinazioni

Antonio Infantino

Abbiamo descritto ciò che la tua musica dovrebbe trasmettere a chi la sente, ma a te cosa da? Cosa cerchi dalla tua musica?

In questo caso non si tratta di dare; è un modo di essere. Il dare / avere è già in un grado successivo nella struttura della natura, della materia, del pensiero. C’è qualcosa che viene prima, lo stato ontologico (l’esistenza), che viene prima dell’etica (finalità che un gruppo sociale ha nell’insieme) e della morale (i costumi). Ciò che viene prima è proprio l’esistenza: il fatto di suonare, si crea mentre si distrugge, non c’è atto più umile, perché si tenta di riconoscere la grandiosità del miracolo della vita con la presenza, comunque costante. Come diceva Cicerone ne Il Sogno di Scipione, «Vestra vero, quae dicitur, vita mors est», ovvero «La vostra, che è detta vita, in verità morte è» . Ciò che è vita è morte, e viceversa. Tocca a noi bilanciare le cose.

Ma la “catarsi”, in parole povere, che cos’è?

Il mio modo di suonare la musica: affonda nella notte dei tempi, ma è scientificamente supportato. La mia musica è certamente frutto della tradizione orale, ma non solo, non basta. “Catarsi” vuol dire “purificazione”: la danza diventa un apparato terapeutico, che cura l’anima, la depressione, il malessere. Una ritualità che libera, che purifica. Ne “La Terra del Rimorso”, un libro che ha segnato il campo della ricerca socio-antropologica, Ernesto De Martino scrive tre righe. Lui vedeva il tarantismo lucano come espressione della “miseria psicologica”, dovuto alla condizione sociale e alla povertà: la gente non potendo andare dallo psicanalista, andava dal “masciaro”. Ebbene, in queste famose tre righe, le uniche veramente interessanti per me, lui scrive: «Non dimentichiamo che in questa terra di magia e supertizioni, è stato inventato anche il concetto di catarsi», e quindi tutti i rituali orfico-pitagorici. Il mio prossimo lavoro sarà proprio danza, ultrasuoni e catarsi. Uso terapeutico della musica contro il malessere (ovviamente non si tratta di medicina in senso stretto). Musicalmente, però, si tratta di scoprire e ri-scoprire certi suoni, certe tecniche, certi segreti; io li ho intuiti, ma poi ho dovuto scientificamente verificarli. Il ritmo che uso io si chiama ritmo «cretico»: le parole e le note creano dei “giochi di suoni” che producono degli armonici, detti anche “terzi suoni”, che hanno un effetto particolare sul corpo umano. Insomma, le persone che vengono ai miei concerti, a un certo punto non possono fare a meno di mettersi a ballare e a saltare come dei grilli. Il concetto di tarantella è riconducibile alla figura della dea Hera. A Paestum e Metaponto c’è un tempio di questa dea.


W. De Stradis, Nella testa di Antonio Infantino. Un viaggio multi-dimensionale col Genio di Tricarico, Villani Editore 2018.

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