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Noemy Nagy, Sottopelle, Samuele 2025

  

A Parigi l’acqua scorre dai tombini lungo i marciapiedi 
dietro Gare du Nord attraversiamo le strade 
facendo ponte dei nostri corpi. 
Da quando siamo arrivate non ci vedi da un occhio. 
Passiamo le mattine in lavanderia 
alla peggio davvero a scavare o nella tua orbita vuota 

   

*

  

Oltre a una certa distanza, buttarsi: 
bisogna pensarci per un’ora al giorno 
se no è un sintomo 
un’intrusione dici, e vale anche per le facce 
che compaiono prima di dormire.
Turbano le distinzioni tra organico e non
come allucinazioni estive
lucertole entrano dalle finestre
per mostrarsi, più tardi, rigide negli angoli.

Cadere di piedi, sacrificare le gambe
per salvare il resto dal terrazzo è facile

meno l’osso del collo, certo, al telefono
grattando l’intonaco dalle pareti
è una settimana dici che sorvegli le finestre
non posso farli entrare se no è finita

  

*

  

Le cose fragili più tardi diventano oggetti
altrimenti si spaccano in due.
Le crepe arrivano fino al soffitto
il muschio cresce ai lati
dove cemento amianto mucchi prime avvisaglie
di disgregazione danno spazio a un’aria
del tutto irrespirabile.

Il vento ha seccato le pareti
affilato le cime degli alberi

  

  

Abbiamo conosciuto la poesia di Noemi Nagy nel XVI Quaderno italiano di poesia contemporanea, pubblicato da Marcos y Marcos nel 2023. Lì era il primo nucleo di questa silloge, che ora – dilatata in molte tra le possibili direzioni – corrisponde a un’idea stratificata di “sottopelle” del corpo e del noncorpo: se ad exergo della prima sezione si legge la considerazione “Sua caratteristica principale / è la mancanza del corpo“, infatti, è visibilmente presente nell’autrice la consapevolezza che nulla è visibile quanto ciò che sembrerebbe mancare. Ed è nella ricorrenza del corpo come verità e metafora che emerge – nel dire di Nagy – una mappa di situazioni che mirano a interpretare la complessità del presente, della sua fatica e del suo orrore: la cruenza delle immagini – nel susseguirsi di un disagio che si mantiene coerentemente sotto la pelle, in un sangue mai dichiarato ma sempre circolante – sostiene una narrazione tesa, che vuole – e sa – farsi ricordare per l’incisività delle scene evocate e per l’esattezza delle proporzioni.

Dal risvolto

N. Nagy, Sottopelle, Samuele 2025. 

Noemi Nagy (1996) è nata in Svizzera da una famiglia ungherese transilvana. Nel 2023 ha vinto il Premio Nuovi Argomenti (sezione Poesia). La sua silloge d’esordio, L’osso del collo, è inclusa nel XVI Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2023).

  

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