Riccardo Benzina, Midollo, Taut 2025
È duro vicino il riflesso, l’argine inteso
come segno, lungo – sgolato per essere chiaro.
Indagavo il corpo ma svogliatamente, amavo dal cuore del fantasma.
Era vero, era marzo. Confuso. La nota immensa del giardino a mezzogiorno
e la sua piantumazione. Sullo sfondo. Otto ore consecutive.
Ma
qui dentro una implacabile
ororragia… anche se tutti venivano discreti
e sussurranti: una goccia
sola, prendetela mettetela al centro del bicchiere. La mancia
per esistere, soltanto. Io volevo che tu dipingessi
la paura la rendessi
ridicola. Il suo stimolo azzerato. La sequenza del pipistrello
e quella del maiale. Una bocca schiumante.
«Ogni morto era una persona.»
*
Io bussavo ancora a porte che restavano chiuse. Le
capivo, tutti quanti le capivano: quasi facevano una cosa
sola col muro quelle porte. A terra c’erano formiche
con la testa grossa, morte dopo la disinfestazione. Allora
prendeva a parlare in me una lingua più antica, più
antica di quella di ora, che interferiva
con essa la deviava e la riempiva oltre il suo colmo. I libri
dicevano sicuri: «Il cervello è solo una conversazione».
«Lasciatevi andare dentro / questa luce che avanza. Contiene pergolati / e fiumi ancora da chiamare / così tanti che si tendono i muscoli della mia faringe»: questo è il secondo libro di Riccardo benzina (Bari 1988), a tre anni da Scenario (Taut 2022), un esordio molto apprezzato da critica e pubblico. Questa è la «ballata / di chi non ne può più».
Con rinnovata solidità, dai singoli versi alla necessaria dosificazione strofica, Benzina pratica un sarcasmo strutturale – come se i verbi «canticchiassero». Uno dei poli della poetica di Benzina è la solitudine», che porta a «un pensiero di carrubi… per fare spazio a una voce più grande… Se voglio / solo un momento, se tutti se ne sono andati via». La poesia, «titubante», si spinge oltre l’enunciato («è finito dire e continuo, continuo finché le corde sono vocali») e ricorda agli uomini che «hanno memoria, ma non / sono memoria», che il tempo «scade / continuamente, e il centro / lo risucchia» e che la «storia / è per chi ha tempo». Al poemetto centrale, Trasparente, spetta il compito di spartire in due il volume e inaugurare nuove frequenze: «Un unico ritaglio / non ti rappresenta a dovere… non / ti ci puoi immergere del tutto. Rimarrà fuori / sempre almeno un tallone». La luce è elemento funzionale alle flessioni cromatiche, sempre «strana / sulle brande a mezzanotte», e dappertutto, «anche dentro i cassetti». Il poeta, «blando» tra «nubi lenticolari», affronta infine gli affetti senza intermediari: l’«amore pieno di vento» che «si fa / sulla carta un posto / dove tu sei con me, dove c’è / di che far tremare le parole». Solo così «i sentimenti squittiscono».
(a.p.)
R. Benzina, Midollo, Taut 2025.
Riccardo Benzina (1988) è nato, vive e lavora in provincia di Bari. I suoi libri sono Scenario (Taut, 2022) e Midollo (Taut, 2025). È apparso su Utsanga, Minima, Inverso, L’Ulisse, Il cucchiaio nell’orecchio, Le Voci della Luna, Asymptote, Blackbox Manifold, Otoliths, Word For/Word e Die Leere Mitte.