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Rina Durante, La malapianta, AnimaMundi 2020

 

[…] Oggi è evidente che l’intreccio cultura-politica sia venuto meno, col risultato di impoverire la cultura, di ricacciarla nei territori degli astratti furori, di cui non hanno certamente bisogno i salentini, immersi nell’infinita periferia d’Italia e d’Europa. Come non hanno bisogno di dimenticare il passato, in particolare quello in cui hanno dato prova di sé.
Che cosa fu per noi la ricerca folklorica se non tentare di illuminare quei passaggi della nostra storia, in cui il popolo aveva dato testimonianza della sua capacità di reagire alle opposizioni, e cioè di autonomia? Ripristinare la memoria e cercare di difenderla, di conservarla: tendeva a questo il nostro lavoro. Oggi si ha la sensazione di un azzeramento di tutto il lavoro culturale svolto sul fronte politico. La nostra convinzione, invece, è che si debba ricominciare proprio da lì, che si debba tornare a parlare di questione meridionale, per esempio, che a parte le diverse tesi, era un modo per risalire alle cause della condizione meridionale attraverso la ricostruzione storica del Meridione.
Una generazione di smemorati non produce neanche buoni scrittori. Scrittore è colui che conosce e, soprattutto, riconosce il passato, che ha la consapevolezza del tessuto storico-letterario da cui inevitabilmente discende egli stesso. Certo uno può scavalcare il mondo in cui è nato e vissuto, inserirsi in una terra a lui straniera, ma dovrà assumerne prima o poi le problematiche, lasciarsi imprimere l’orma della sua civiltà e della sua cultura. Perché non si può vivere e produrre in un paese ignorandolo: prima o poi occorre fare i conti con la sua storia. Altrimenti si vive fuori della realtà, senza contatti e senza radici, avendo come unico traguardo di inseguire una moda, che per avventura qualcuno ha inventato in qualche altra parte del mondo.

Rina Durante, da “La cultura che cambiò il Salento”, in appendice al romanzo

[…] Ma quali sono le tematiche prevalenti ne La malapianta, quelle che sono messe maggiormente in rilievo dall’autrice? Ebbene, non sono tematiche di natura sociale, come si potrebbe immaginare. La fame, la miseria, gli stenti quotidiani esistono ovviamente e sono alla base della vita dei personaggi del romanzo, almeno dei componenti della famiglia Ardito, ma non è su di esse che si appunta l’attenzione della scrittrice. Non c’è insomma un intento documentario alla base del romanzo, né un tono di denuncia delle condizioni di vita della gente del Sud o di polemica ideologica contro il fascismo, secondo gli schemi più vulgati della narrativa neorealista.
C’è un altro problema che sembra affliggere questi personaggi più delle condizioni di deprivazione sociale e materiale in cui vivono, ed è il malessere, il disagio di tipo esistenziale dal quale sono accomunati. Tutti i personaggi, infatti, sono dilaniati da un male sottile che condiziona le loro esistenze e ne fa delle monadi sofferenti e disperate. Solitudine, incomunicabilità, inettitudine, alienazione, aridità interiore: nessuno di essi sembra sfuggire a questo “male oscuro”, per citare il titolo del famoso romanzo di Giuseppe Berto che esce proprio nel 1964, lo stesso anno de La malapianta. […]

Antonio Lucio Giannone, dall’introduzione

R. Durante, La malapianta, AnimaMundi 2020. Introduzione di Antonio Lucio Giannone. In appendice  Rina Durante, Massimo Melillo, Luigi Lezzi, Francesco Guadalupi.

Rina Durante (Melendugno 1928 – Lecce 2004) esordisce con la raccolta di poesie Il tempo non trascorre invano (Misura, 1951). Fra il 1961 e il 1966 è segretaria di redazione della rivista “Il Critone”, dove pubblica alcuni racconti tra cui Il Tramontana, che diventerà il soggetto dell’omonimo film diretto da Adriano Barbano, presentato nel 1965 alla prima Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Il suo primo romanzo è La malapianta (Rizzoli, 1964) vincitore del Premio Salento 1965. Dopo Da Verga a Balestrini. Antologia della condizione meridionale (Saedi, 1975) pubblica nel 1977 Tutto il teatro a Malandrino (Bulzoni) e Il sacco di Otranto (Adda). Nella sua lunga attività di giornalista ha collaborato con la Rai e con numerosi quotidiani e riviste. Riprendendo gli studi sul tarantismo di Ernesto de Martino, fonda nel 1975 il Canzoniere grecanico salentino, che nel 1977 incide per la Fonit Cetra Canti di Terra d’Otranto e della Grecìa salentina. Nel 1996 esce il volume Gli amorosi sensi (Manni) presentato da Maria Corti. Il suo interesse per la cultura popolare e l’enogastronomia si manifesta anche attraverso la collaborazione con la Guida dell’Espresso e con varie pubblicazioni come Cerere e Bacco a piene mani (Schena, 2001) e il postumo L’oro del Salento. Per una storia sociale dell’olio d’oliva in Terra d’Otranto a cura di Massimo Melillo (Besa, 2005).

One thought on “Rina Durante, La malapianta, AnimaMundi 2020

  1. Gradita sorpresa quella di trovare qui (e così ben presentato) uno dei libri fondamentali di Rina Durante! E apprezzo molto la volontà di sottolineare valenze di un’opera che vanno ben oltre i luoghi comuni del “meridionalismo” e del “neorealismo”.

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