Anatomie

“Anatomie” di Paolo Cosci

«M’è dato un corpo: che farne,
così unico e così mio?».

Osip Mandel’štam

Scrivere significa percepire il proprio corpo, conoscerlo, indovinarne l’anatomia. Scrivere significa anche oltrepassare i confini del proprio corpo: entrare in relazione fisica col mondo, con l’anatomia verbale delle parole, con le anatomie degli altri. Leggere la poesia di qualcuno, scrivere sulla poesia di qualcuno, significa intuirne l’anatomia. Certe volte occorre un’analisi sottile, una fredda determinazione: cercare nella lettura, nella scrittura un completo disarmo retorico perché resti, della parola, il midollo: la sua fredda anatomia. In altri casi è sufficiente porsi in ascolto, leggere sentendosi trapassare e lasciare sospeso ogni giudizio.
Ogni poesia è un corpo unico. È impensabile oggi definire una sola tendenza, tantomeno consacrare una sola visione ma lo sbocco esiste, è solo molteplice, le anatomie multiple. Ciò non significa rinunciare ad una sana conflittualità, a prese di posizione definite, non sarà insomma il luogo dell’accettazione passiva dell’eterogeneità del panorama poetico. Occorre tuttavia dare una forma esatta e un ampio respiro alla vasta complessità di circostanze della nostra vita, del nostro mondo e della parola nel mondo. Occorre una lettura che valorizzi ogni singolarità, con le sue peculiarità. Non si tratta di esaltare una soggettività intesa come forma assoluta dell’espressione, al contrario come anatomia singola in un panorama che si differenzia sempre più al suo interno, con risultati tanto diversi quanto, sempre più spesso, validi. Se è vero che dagli anni Settanta il poeta, col suo io lirico riconoscibile, entra in crisi, spiazzato dai vari tu, lei, lui e noi, la poesia lirica resta comunque la più frequentata perché è l’espressione linguistica della nostra irriducibile anatomia.   
Diversi libri di poesia degli ultimi anni sembrano nascere da spinte contrapposte fatte di trazioni e tensioni capaci in certi casi di controbilanciarsi, altre volte di opporsi le une alle altre. Ciò che resta è un panorama variegato fatto di singole anatomie. E in questo panorama che questa rubrica cercherà di muoversi: con poesie isolate, riflessioni, racconti. Senza limiti, insomma.

Paolo Cosci

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