Accento acuto

“Accento acuto” di Rossana Lista

Il nome di questa rubrica è un prestito, anzi un vero e proprio furto, che rende omaggio a un poeta, e non ad uno solo. Ma un furto è sempre parziale, lascia qualcosa da parte, come prova della sua libera natura e insieme del suo perenne rimando a qualcosa di assente ma necessario. L’espressione trafugata completa è di fatto accento acuto dell’oggi. Paul Celan ne è l’autore, anzi l’enunciatore nel Meridiano, il discorso che pronunciò a Darmstadt, il 22 ottobre 1960, in occasione del conferimento del Premio Georg Büchner – il poeta della creatura. Celan enuncia qui un gesto, sceglie – e per lui non c’è altra scelta possibile – di mettere l’accento acuto dell’oggi su «Oh, l’arte!», che nella Morte di Danton Camille Desmoulins esclama in una conversazione con l’amico Danton. L’espressione può essere letta in diversi modi, perché nell’opera di Büchner è tanto ubiqua quanto ambivalente e inquietante. Camille la usa per contestare l’arte che si mostra cieca e sorda alla realtà miserabile, alla «creazione, che ardente, impetuosa e luminosa a ogni attimo si rigenera». È una messa in questione dell’arte, a cui la poesia (die Dichtung), insiste Celan, deve incessantemente far ritorno se essa vuole conservare la stessa capacità di interrogare. Porre l’accento acuto dell’oggi indica dunque una postura, un modo di leggere, distinto dall’accento grave dello storico – anche storico-letterario – e dall’accento circonflesso dell’eterno: tre modi di leggere che scandiscono non solo tre piani temporali distinti. Se infatti l’accento acuto dell’oggi è l’incisione della viva urgenza del presente, questo presente è innanzitutto presenza dell’Umano, a favore della quale sempre testimonia la maestà dell’assurdo. Assurdo è il grido di Lucile, moglie di Camille Desmoulins, quel «Viva il re» che svela la “teatrale” messa a morte di Camille, quando la natura di pupazzi, in mano a forze sconosciute (parole di Danton), sembra mostrare il suo più feroce trionfo. La parola di Lucile irrompe allora come “contro-parola”, che strappa il «filo» e “libera” la marionetta. In Lucile, che «percepisce il linguaggio come figura e direzione e respiro», Celan incontra dunque la poesia. È questo l’orizzonte o l’aria in cui la rubrica intende infine respirare, declinando in forme e materie diverse un personale accento acuto dell’oggi.

Rossana Lista

One thought on ““Accento acuto” di Rossana Lista

  1. Interessantissimo. Da artista posso dire che e’ quasi impossibile consegnare qualcosa all’eternita’ con la missione di “raccontare un presente” o qualsiasi “dovere di cronaca”. L’arte ha si, una misteriosa necessita’ di rappresentazione, ma per sfidare la realta’, e questo attraverso l’invenzione, non una qualsiasi denucia circonsranziata. A mio modesto parere l’arte vuole Essere natura, vuole liberarsi dalla societa’, non farle da testimone.

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